Lo scorso 23 maggio le autorità bielorusse hanno intercettato un volo di linea della nota compagnia irlandese Ryanair all’interno dello spazio aereo di propria competenza per un presunto allarme bomba riconducibile ad Hamas. I piloti dell’aereo partito da Atene e diretto a Vilnius sono stati costretti ad un atterraggio d’emergenza all’aeroporto di Minsk scortati da un MiG-29 dell’aeronautica bielorussa, dove gli agenti del regime hanno potuto arrestare Roman Protasevich, insieme alla fidanzata Sofia Sapega, con l’accusa di incitamento a manifestazioni di protesta. Protasevich è un attivista e giornalista bielorusso di 26 anni, tra i fondatori di Nexta, un canale Telegram diventato il megafono mediatico dell’opposizione al regime di Aleksandr Lukashenko.

Dopo l’arresto della coppia e il rientro dell’allerta per una fantomatica bomba a bordo, il velivolo è ripartito per Vilnius. Tuttavia, dei 126 passeggeri partiti da Atene, solo 121 sono poi sbarcati in Lituania; oltre ai due attivisti sono rimasti a Minsk altre tre persone, verosimilmente agenti del KGB (i servizi segreti bielorussi) che hanno monitorato l’operazione già in Grecia.

L’attivista è poi comparso in un breve video diffuso dai canali governativi in cui dichiara, visibilmente scosso e con il volto tumefatto, di essere in buone condizioni di salute e che il trattamento riservatogli è pienamente conforme alle normative; confessa inoltre il suo coinvolgimento nell’organizzazione delle manifestazioni di Minsk, crimini che gli potrebbero costare 15 anni di carcere.

In un video più recente trasmesso sempre dalla televisione bielorussa, il giornalista abiura le sue posizioni anti-regime e afferma di nutrire grande rispetto per il Presidente: il protocollo standard che i numerosissimi oppositori politici detenuti sono costretti a seguire dopo esser stati sottoposti a torture psicofisiche.

L’inaccettabile gesto di Lukashenko è l’ennesimo affronto a tutta la comunità internazionale, ma in particolar modo nei confronti dell’Unione Europea.

Un episodio che riguarda da vicino l’Unione Europea

EU Belarus
CC – Marco Fieber

La Bielorussia non è uno dei membri dell’UE, non rientra nemmeno tra i Paesi potenziali candidati e allo stato attuale pare non avere alcuna intenzione né possibilità di sposare il progetto europeo. Ma insieme ad Armenia, Azerbaigian, Georgia, Repubblica di Moldova e Ucraina, la Bielorussia fa parte del Partenariato Orientale, un programma di associazione inquadrato all’interno del framework della più generale Politica Europea di Vicinato per potenziare l’integrazione politica ed economica tra Bruxelles e questi Paesi.

Fatte queste premesse, l’ennesimo episodio firmato Lukashenko, che denota l’assenza più totale di uno stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e della base valoriale di un regime democratico (tutti valori fondamentali sui quali è germogliata l’Unione Europea), coinvolge già di per sé gli interessi europei in virtù della prossimità geografica e degli sforzi fatti nel corso degli anni per avvicinare Minsk all’Unione. Un coinvolgimento che risulta ancora più marcato se si prende in considerazione il rischio corso dai passeggeri di un volo di linea di una compagnia europea che doveva collegare due capitali europee.

L’episodio del “dirottamento di Stato” si inserisce in un contesto già complicato all’interno delle relazioni bilaterali tra Unione Europa e Bielorussia che hanno subito un brusco deterioramento dopo le tanto contestate elezioni presidenziali dello scorso agosto che hanno consegnato a Lukashenko il sesto mandato consecutivo, non riconosciute come valide da Bruxelles.

Le relazioni bilaterali con Minsk, inoltre, si intrecciano con quelle altrettanto complicate con Mosca, in particolare dopo il caso Navalny e la recente rispolverata del dossier ucraino. Riguardo al dirottamento del volo Ryanair e dell’arresto di Protasevich e compagna, la postura della Russia è stata prevedibilmente a difesa di Lukashenko, non il migliore dei partner per Putin per via della sua imprevedibilità ma ancora utile per attirare la Bielorussia sempre più nella sfera di influenza russa. Una mossa contro Minsk equivale dunque ad una mossa contro Mosca: situazione che rende sempre più difficile il dialogo tra la Federazione e l’Unione Europea.

Bruxelles mette nuovamente mano al meccanismo sanzionatorio

La condanna delle istituzioni europee nei confronti di Minsk è arrivata puntuale a poche ora dal dirottamento aereo. Stando alla Conclusione del Consiglio europeo del 24 maggio, ai comunicati stampa di rito seguirà un altro ciclo di sanzioni che si sommano a quelle già precedentemente comminate a partire da ottobre 2020 per condannare le fraudolente elezioni di agosto e la repressione violenta e arbitraria delle manifestazioni che ne sono seguite.

Il quadro sanzionatorio fin qui delineato è il risultato di tre cicli di sanzioni (datati 2 ottobre, 16 novembre e 17 dicembre 2020) che coinvolgono 7 entità e 88 persone, tra le quali il presidente Lukashenko, e si traducono in divieto di ingresso e transito nel territorio dell’Unione e congelamento dei beni, con ulteriore divieto di ricevere fondi da cittadini o imprese dell’UE. In attesa delle nuove misure restrittive, il Consiglio europeo ha richiesto l’immediato rilascio di Protasevich e compagna e ha imposto una sorta di boicottaggio dello spazio aereo dell’UE alle compagnie bielorusse, chiedendo a quelle con sede nell’Unione di non sorvolare il Paese.

La sfida futura per l’Unione Europea

Il ricorso alle sanzioni è divenuta una pratica sempre più diffusa per la gestione di controversie internazionali, poiché consentono una reazione unilaterale più rapida e flessibile con un rischio quasi nullo di escalation militare e permettono di colpire le singole personalità accusate di illecito. L’efficacia di tale meccanismo dipende naturalmente dalla natura e dalla consistenza delle misure restrittive imposte.

Nella fattispecie, le sanzioni fin qui comminate sono quasi una formalità, un obbligo morale per l’Unione Europea. La vera sfida per Bruxelles si giocherà con l’evolversi della controversia, soprattutto nelle relazioni con la Russia che non farà mancare il proprio supporto a Lukashenko. Aumentare la pressione sulla Bielorussia spingerà il Paese sempre più nell’orbita russa, ma la natura dei rapporti storici e soprattutto economici tra Mosca e Minsk lascia forse intendere che questo sia l’epilogo quasi scontato, difficile da correggere.

Sarà importante per l’UE mantenere una propria postura, non solo di formale condanna verso questo tipo di atteggiamenti che cozzano con i valori fondanti dell’Unione, ma anche di risposta più concreta e credibile agli occhi di sé stessa e della comunità internazionale. Il risultato di questa prova passa necessariamente dal rapporto con Washington; l’Alleanza Atlantica è imprescindibile per l’Unione Europea, ma dev’essere il punto di partenza da cui costruirsi una propria strategia e ritagliarsi il proprio spazio di manovra conciliando le differenze di vedute interne. L’Unione deve saper emanciparsi dal partner a stelle e strisce, solo allora il dibattito sulla strategic autonomy potrà tramutarsi in qualcosa di concretamente perseguibile.

Autore

  • Matteo Buccheri

    Nato nel 1997, Studente del corso di laurea magistrale in Scienze Internazionali della Cooperazione, curriculum Relazioni Internazionali e Studi Europei, presso UniGe. Appassionato di geopolitica e relazioni internazionali, aspirante agente diplomatico, sta svolgendo un tirocinio curricolare presso il Centro Studi Internazionali, all’interno del programma Elections Hub, dove si occupa della redazione di articoli che analizzano alcune delle tornate elettorali più rilevanti su scala globale. Aspira a diventare diplomatico della Repubblica Italiana.

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