• Post published:24 Dicembre 2020
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Il 24 Dicembre del 1968 l’astronauta William Anders scattò quest’istantanea della Terra osservata dall’orbita lunare durante la missione dell’Apollo 8, la prima con equipaggio sulla Luna.

Earthrise
NASA / Bill Anders, Public domain, via Wikimedia Commons

Un’instantanea, la prima a colori della Terra vista dallo spazio, che oggi come allora ci invita a cambiare la prospettiva con cui osserviamo le nostre vite e quelle degli altri, con cui osserviamo le ferite del mondo moderno ancor più chiare a seguito della pandemia dovuta al Covid-19.

Questa foto, oggi conosciuta con il titolo di “Earthrise”, è stata in tutti questi decenni il simbolo di una fragilità che l’uomo moderno spesso nasconde a se stesso.  Per la prima volta questa foto ci regalò la prima coscienza di chi siamo e dove siamo e vedemmo noi stessi come umanità.

Allora gli astronauti, solcando lo spazio con l’astronave, videro la Terra con occhi nuovi oggi invece l’umanità del 2020 si rende conto che è necessario «entrare insieme, come un’unica famiglia, in un’arca che possa solcare i mari in tempesta del mondo: l’arca della fratellanza».

Nella Politica, così come nelle nostre Vite, c’è un forte bisogno di sapere cambiare punto di vista per sapere rispondere al meglio ai bisogni individuali e collettivi di una società. L’unico modo per rendersi prossimi e rimanere in ascolto dei silenzi degli altri.

Dobbiamo però fare attenzione, perché questo cambiamento non avviene sostituendo i vecchi contenuti con altri contenuti.

Il cambiamento avviene quando si ha il coraggio di cambiare le dinamiche con cui di solito accadono le cose, a partire da sé stessi.

Non possiamo pensare di versare «vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi! ».

Possiamo ricominciare, ripensando tutto il mondo di ieri. Possiamo guardare la realtà con un nuovo sguardo, scommettendo su un nuovo inizio e per quanto possiamo sentirci irrimediabilmente persi, non scompare mai dal cuore dell’uomo il desiderio di sperare e sognare cose nuove.

Saranno le motivazioni che avremo che ci porteranno a tracciare insieme una nuova strada da cui costruire nuove vie e questo tempo di epidemia ci chiama a scegliere la direzione verso cui andare come comunità sociale e politica.

In questo 2020 terribile un male comune (la pandemia di Covid-19) ha fatto riscoprire il bene comune, ci ha fatto riscoprire anche il dono, i doni fatti e quelli ricevuti, dal dono della vita di medici e infermieri fino al dono del vaccino gratuito e universale. Il dono che ciascuno è per l’altro, in una reciprocità che ci può rendere comunità solidali.

L’augurio che come Associazione Poliedri vi facciamo e ci facciamo per questo Natale e l’avvenire, è di sapere cogliere il necessario cambio di prospettiva per prenderci cura gli uni degli altri come lo intuì l’astronauta Frank Borman dopo aver visto la meravigliosa vivente Terra sull’orizzonte deserto lunare:

«When you’re finally up at the moon looking back on earth, all those differences and nationalistic traits are pretty well going to blend, and you’re going to get a concept that maybe this really is one world and why the hell can’t we learn to live together like decent people. »

Come Borman, chiudiamo i nostri auguri con «good night, good luck, a Merry Christmas, and God bless all of you – all of you on the good Earth»