Figure poliedriche,
forse disegnate da Leonardo, illustravano il De divina proportione
di Luca Pacioli. Nel XV sec., Luca Pacioli richiamò nuovamente
l'attenzione su di essi, preceduto però dal grande pittore Piero
della Francesca, suo contemporaneo e conterraneo, che compose un interessante
trattato De corporibus regularibus, trattato che rimase manoscritto
e che il Pacioli tradusse pubblicandolo nell'opera sopra ricordata con
il suo nome.
I cinque poliedri
regolari tornarono ad assumere un ruolo cosmologico con Keplero (1571-1630),
che, in una delle sue prime opere, sostenne che i rapporti delle distanze
dal sole dei sei pianeti allora conosciuti potevano essere determinati
a priori in base alla proprietà dei cosiddetti corpi platonici.
Lo studio dei poliedri regolari veniva così a inserirsi nella
storia della matematica moderna e a Keplero veniva riconosciuta la scoperta
dei dodecaedri stellati. In verità, nel pavimento della basilica
di S. Marco a Venezia esiste un mosaico che raffigura un dodecaedro
stellato, eseguito con ogni probabilità da Paolo Uccello.
Nel 1752 Eulero
stabilì la fondamentale relazione che lega tra loro il numero
dei vertici, degli spigoli e delle facce di un poliedro. Prendendo in
esempio il dodecaedro che è composto da dodici facce più
venti vertici, sommando il numero dei vertici (20) con le facce (12)
e sottraendo 2 si ottiene il numero degli spigoli (30). Icosaedro: vertici
12 + facce 20 - 2 = 30 spigoli. Ottaedro: vertici 6 + facce 8 - 2 =
12 spigoli. Esaedro: vertici 8 + facce 6 - 2 = 12 spigoli. Tetraedro:
vertici 4 + facce 4 - 2 = 6 spigoli.
Forme ispirate ai
poliedri regolari abbondano anche nell'arte e nel design moderni, dalle
opere di Escher all'architettura modulare, agli oggetti di Munari.
Giuseppe
Mencarini
Bibl.
Annuario Est 1976, Mondadori -MI- / Diz. Enc. Utet 1970/ A. Marcolli,
Teoria del campo 2