Storia dei poliedri
regolari nell'arte e nella scienza.
I greci, alla ricerca
di un ordine ideale nella molteplicità del reale, elaborarono
una teoria dei corpi regolari quali costituenti primi della natura.
In una tradizione culturale ininterrotta, tra geometria e invenzione
estetica, la speculazione astratta sviluppò da essi innumerevoli
variazioni.
I geometri egizi
del VI sec. a.C. avevano già trattato il tetraedro, il cubo e
l'ottaedro, ma fu quasi certamente Pitagora a completarne la classe
con la scoperta dell'icosaedro e del dodecaedro (VI sec. a.C.).
Timeo di Locri propose
una corrispondenza tra i quattro elementi e i quattro poliedri regolari
più semplici. Tale corrispondenza fu poi ripresa da Platone (428-347
a.C.), che attribuì al quinto corpo, il dodecaedro, un valore
trascendentale. Secondo Platone, Dio si sarebbe servito del dodecaedro
per disegnare l'universo in modo integrale e animato. I solidi regolari
vengono definiti "corpi platonici" perchè fu certo
Platone il primo a dare una descrizione estensiva della loro costruzione
nel Timaeus. Proclus (410-485 d.C.), capo della scuola di Atene,
nei suoi Commentarii al Timaeus, ha dimostrato che Platone
scrisse un libro apposito, andato perduto, sui cinque poliedri regolari.
Pare che il primo
a scrivere sui cinque solidi regolari un trattato speciale sia stato
Teeteto da Eraclea, discepolo di Socrate (IV sec. a.C.). Di essi tratta
ampiamente Euclide nell'ultimo libro (XIII) dei suoi Elementi,
riordinando ciò che avevano detto i suoi predecessori.
